La fondazione - Fondazione Vecchioni

Il 20 gennaio 2026 si è tenuta la conferenza stampa di lancio del nuovo progetto della Fondazione Vecchioni.
È disponibile il comunicato stampa completo.
Per informazioni: info@fondazionevecchioni.it

Come nasce la Fondazione Vecchioni

Certamente il fatto di aver convissuto gomito a gomito con la malattia mentale per sedici anni e di esserne stata alla fine sopraffatta nel modo più crudele, è stata la molla di partenza.

Ma durante quel lungo percorso doloroso, ho anche toccato con mano come la legge 180 dovuta al genio di Franco Basaglia – quella che impose la chiusura dei manicomi, luoghi di solo contenimento sociale dove l’intervento terapeutico consisteva nell’annullamento della persona – abbia lasciato a metà il rivoluzionario percorso iniziato per restituire dignità agli ammalati.

Non venne infatti mai portata a compimento la parte di psichiatria sociale prevista nel contempo, nelle varie forme di supporto territoriale, che avrebbero dovuto istituire servizi di igiene mentale adeguati a tutti gli ammalati.

L’esperienza purtroppo mi fa dire che chiunque soffra di una qualche forma di malattia mentale trova quasi sempre un’offerta sanitaria assolutamente insufficiente e liste d’attesa incredibilmente inaccessibili. Così finisce che le persone si ritrovano spesso in posti dove non dovrebbero stare con conseguenze deleterie. I medici e il personale sanitario sono troppo pochi, a volte inadeguati, a volte sfiniti e non in grado di svolgere bene il proprio lavoro.

Le famiglie si sentono abbandonate in un vortice di problemi che non sanno gestire e se i figli sono maggiorenni, vengono escluse da qualsiasi progetto terapeutico. Spesso sbagliano per mancanza di indicazioni, sole di fronte a un familiare da maneggiare con cura dove a volte la cura non c’è.

Sovente sono esse stesse vittime degli stereotipi che avvolgono questo tipo di malattie. E qui interviene lo stigma che spesso i malati vivono sulla loro pelle e si trovano di fronte ad una realtà che di fatto li emargina e li allontana, nonostante la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità ribadiscano il principio della loro partecipazione alla vita sociale.

Inoltre, garantire a tutte e tutti il diritto a un progetto di vita fondato sulle proprie inclinazioni, desideri e potenzialità, significherebbe creare una società non solo più giusta, ma anche più ricca.

Ecco questo io nella moderna Milano non l’ho percepito.

Fino alla tragedia.

Così ho finito per accartocciarmi su di me e andare anche io dietro a quella voglia di non vivere, in nome di quello che mi era stato portato via.

Ma anche da un isolamento autoimposto ti accorgi che il disagio giovanile cresce a dismisura e che i suicidi tra i ragazzi si fanno sempre più numerosi. E poi apprendi che secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, un adolescente su sette soffre di disturbi mentali, tra ansia, depressione e disturbi alimentari.

Così succede che un giorno io e mio marito Roberto, papà di Arrigo, un ragazzo dolce e spiritoso, dotato di un’intelligenza straordinaria, che ha combattuto come un guerriero e infine è morto suicida a 36 anni, Francesca, la sorella maggiore, Mimmo, lo zio, Anna, mia cugina, e un pugno di amici particolarmente sensibili all’argomento, decidiamo di fare la nostra piccola parte.

Perché altri genitori non sentano la nostra stessa solitudine, per tentare di far capire alla gente che la malattia mentale è una patologia come qualsiasi altra e che lo stigma non deve più abbattersi sui malati psichiatrici e sulle loro famiglie.

Nasce così la FONDAZIONE VECCHIONI

Daria Colombo
Presidente Fondazione Vecchioni

Dona ora